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Corsa al quantum computer, Niccolò de Masi: «Noi pronti già nel 2028». E IonQ punta sull’Italia

«Siamo convinti di aver sviluppato la tecnologia di quantum computing più efficiente, quella cosiddetta degli ioni intrappolati: singoli atomi compressi in campi elettromagnetici. Siamo quotati al Nasdaq e siamo l’unica società del settore che già offre servizi quantum su tutte e tre le principali piattaforme cloud: AWS di Amazon, Azure di Microsoft e quella di Google. Abbiamo clienti quantum in tutto il mondo, dalla coreana Hyundai ad Airbus, General Electric e Astra Zeneca per sprimentare nuovi farmaci. Stiamo già dialogando con aziende e centri di ricerca del vostro Paese e siamo pronti a sbarcare in Italia creando una sede che possa essere hub di sviluppo in Europa. Nelle prossime settimane avremo incontri in Italia, speriamo fruttuosi».

Dal nome italianissimo, Niccolò de Masi, in realtà di italiano ha solo il padre, manager delle sedi estere del Banco di Roma che a Los Angeles sposò un’americana. Niccolò, classe 1980, è cresciuto in giro per il mondo, solo tre anni in Italia, quando era alle elementari. Laureato in Fisica in Gran Bretagna, a Cambridge, è diventato poi manager nella Silicon Valley: aziende di videogiochi, nuovi device digitali sviluppati insieme ad Andy Rubin, il padre di Android di Google. Poi nel 2020, da gestore degli investimenti di alcune Spac (veicoli societari che raccolgono investimenti da finalizzare poi nell’acquisto di aziende promettenti) decise di scommetter su IonQ, società di pionieri del quantum computing. Macchine capaci di calcolare molto più velocemente perché, a differenza dei computer tradizionali basati su chip che lavorano con dati binari, il calcolatore quantistico opera con qubit (bit quantistici) sovrapponibili su vari strati che lavorano tutti insieme, sfruttando le proprietà quantistiche della materia.

Rispetto alla tecnologia oggi più avanzata, l’HPC (high performance computing), l’industria del quantum sta lavorando a macchine capaci di risolvere in un giorno problemi complessi sui quali i computer attuali devono fare calcoli per un mese. «Ma è solo l’inizio», incalza De Masi. «Mi rendo conto che è anche solo difficile da concepire perché non siamo abituati a logiche esponenziali, ma stiamo già lavorando a una seconda generazione cento volte più veloce».

Dell’arrivo di una rivoluzione quantica si parla ormai da molto tempo, ma sembrava un evento lontano decenni prima di poter disporre di una tecnologia matura, sfruttabile commercialmente: attraente per le grandi opportunità che offrirà e agghiacciante perché, con una potenza di calcolo praticamente infinita, salteranno tutti i sistemi di criptaggio che oggi tengono al sicuro non solo le comunicazioni militari, governative e aziendali, ma anche tutti i rapporti finanziari, a partire dal nostro home banking

«La notizia – dice de Masi – è che la tecnologia sta maturando molto prima del previsto: avevamo pensato di diventare competitivi con una tecnologia ben sperimentata, nel 2033. Ora prevediamo di tagliare il traguardo nel 2028. Questo significa che entro tre anni tutte le imprese dovranno passare a sistemi di criptaggio quantum safe». E ionQ, oltre a lavorare sul computing quantistico, negli ultimi mesi ha investito miliardi per acquisire società che sviluppano queste tecnologia di protezione.

Le domande sono, però, tante. Mentre dobbiamo ancora digerire la rivoluzione, ancora agli albori, dell’intelligenza artificiale alimentata dai computer “tradizionali”, siamo davvero già a un altro salto di generazione tecnologica? La società per la quale de Masi lavora dal 2020 (ma solo da sei mesi, nominato presidente e Ceo, ha il pieno controllo) può davvero emergere tra i giganti grazie alla sua tecnologia? E l’Italia può essere la sua pista d’atterraggio in Europa? Siamo pronti? Siamo interessati?

Certezze non ce ne sono, anche se non mancano gli indizi significativi: IonQ allinea tra i suoi investitori i grandi fondi come BlackRock e aziende tecnologiche e della difesa come Lockheed-Martin. Ma, soprattutto, hanno scommesso su questa società coi loro fondi personali tre star assolute della tecnologia: Bill Gates, Michael Dell e Marc Benioff, gran capo di Salesforce.

Quanto all’Italia, ha cominciato a muoversi a fine luglio col lancio di un piano quantistico finanziato con 160 milioni di euro del Pnrr. L’intenzione è buona, ma Gran Bretagna e Francia sono molto più avanti e hanno fatto investimenti miliardari. La stessa IonQ ha un miliardo e 600 milioni di dollari da investire. De Masi dice di voler puntare sull’Italia per le sue radici, perché qui è possibile trovare talenti fisici e ingegneristici ormai scarsi e costosissimi negli Usa. 

Del resto in IonQ i tecnologi italiani sono già numerosi e nella società è appena entrata una star tricolore: Marco Pistoia, uno che, dopo aver conseguito la prima laurea in matematica a Roma, Tor Vergata, in 20 anni all’IBM ha accumulato ben 647 brevetti, cento dei quali nel quantum computing. Poi è andato a guidare il programma quantum della JP Morgan Chase e ora ha lasciato la maggiore banca americana per diventare senior vice president di IonQ.